Un figlio? No grazie…

Altro tema profondo e spinoso quello trattato domenica…aborto, o non aborto? Affido?Mah! La scelta per la sedicenne, protagonista del film, Juno non è stata affatto semplice.

Questa volta complimenti a Carmine per l’ottima scelta. Film strano per certi versi ma assolutamente attuale e con un finale alquanto triste. Allora…Juno è una ragazzina di sedici anni che vive con suo padre, la compagna di suo padre e la figlia nata dalla loro unione. Nella loro casa vige un clima tranquillo e ognuno si fa i fatti propri…Juno è schietta e sincera, strana agli occhi di molti. Un pomeriggio si ritrova ad avere un rapporto sessuale con un suo compagno di scuola durante il quale, per sbaglio, rimane incinta. Non sapendo che fare il suo primo pensiero, sotto consiglio della sua migliore amica, è quello di abortire ma una volta arrivata al dunque si tira indietro e decide che quella non è la strada giusta da percorrere. L’unica soluzione che trova e quella di cercare una coppia che possa adottare il suo bambino una volta nato. Perciò racconta tutto ai suoi genitori e insieme a suo padre si reca a casa di una coppia (che non poteva avere figli) apparentemente perfetta.

Ci si potrebbe soffermare su tanti aspetti messi in luce dal film: la frivolezza e l’incoscenza degli adolescenti, il ruolo dei genitori, il valore della vita, il valore dei figli per i genitori, l’essere una coppia per amore, l’essere una coppia per sbaglio o per convenienza, il desiderare di essere madre e il desiderare di essere padre….ovviamente stavolta ho deciso di non soffermarmi su ogni tematica, onde evitare commenti sulla lunghezza e pesantezza del mio ennesimo articolo! Il film mette in luce una problematica attualissima, ossia cosa non hanno nella testa tanti adolescenti, la totale, o quasi, assenza di serietà e di attenzione e il loro modo di non pensare alle conseguenze scaturite dalle loro azioni. In questo caso la conseguenza “piuttosto” importante era la nascita di un figlio….da un lato vediamo una ragazzina che, da sola, lentamente decide cosa fare del “coso”, del “fagiolo”, insomma del suo bambino e dall’altro vediamo una donna sposata che vorrebbe tanto avere un figlio con un uomo che ancora non ha deciso che fare della sua esistenza, che a sua volta si sente più adolescente e più inadatto ad essere considerato non più figlio ma genitore rispetto a Juno. La cosa che mi ha sconvolto di più nel film è stata la scena finale nella quale la donna ormai single abbraccia il “suo” bambino. Per me, donna, la possibilità di diventare madre è il dono più bello e grande che il Signore potesse farmi. Per me, Valentina, diventare madre significa costruire, nel vero senso della parola, una famiglia composta da padre, madre e figli. Contesto le donne che per puro egoismo decidono di avere, nei più svariati modi, un figlio da sole negando PER SCELTA la possibilità al proprio bambino di avere la figura, fondamentale e insostituibile, di un padre. Unione, matrimonio significa famiglia e quindi figli, felicità, problemi, ecc… Ovvio che la vita è imprevedibile e che durante un’unione si può andare incontro a perdite, per forza di cose, di una madre o di un padre ma chi sceglie di farne a meno a priori per soddisfare il proprio bisogno di maternità pecca, secondo me, oltre che di egoismo, anche di presunzione. Si è davvero sicure di adempiere ai doveri sia di padre che di madre da sole? Per scelta? Io ho i miei dubbi…

Spero di non avervi annoiato! Ciao a tutti….Valentina                 

20 pensieri su “Un figlio? No grazie…

  1. Per la cronaca, visto che si è parlato dell’esame di Federica, la mia doc ha preso un bel 29!!!

  2. spero sia andato bene l’esame fede..poi da come parlano di te sicuramente sarà stato un gioco da ragazzi…un saluto a tutti..

  3. Anche se quello di Federica (non la mia Federica) è stato un copia ed incolla, la storia raccontata (caspita da quel di Assisi, ci hai fatto pensare per un attimo che a scriverci fossero stati davvero i genitori della storia) è qualcosa di davvero forte e triste allo stesso tempo, ma che dimostra (come si evince guardando il sito creato dai genitori, che vi invito a visitare -http://www.miacamilla.it/) come da una situazione così difficile ci possa rialzare, tornando a sorridere.

  4. In bocca al lupo per il tuo esame, Federica.
    Dall’impegno che profondi e dall’attenzione che ha mostri nel vedere e nell’oltrepassare i libri, non fermandoti ad essi, ma cercando il cuore, credo che … non solo supererai l’esame (tanto sappiamo che sei un mostro di bravura), ma sarai anche un bravo medico.
    Bacioni

  5. Non ho mai scritto su qs forum, anche se spesso mi sn trovata a leggere i vostri post insieme a Roberto. La sindrome da trasfusione feto-fetale è un argomento che devo preparare x il mio esame di Ginecologia di lunedì. Ne parlavo con Roberto proprio xkè mi aveva colpito il modo di “risolvere il problema cioè la legatura del cordone ombelicale di un gemello x far sopravvivere l’altro. Purtroppo studiare sui libri una serie di patologie, saperle riconoscere e – nel caso – saperle trattare, non potrà mai essere sufficiente x essere un buon medico. Manca qualcosa nell’approccio… qualcosa che ho trovato nella testimonianza lasciata da Federica (mia omonima!):il saper davvero ascoltare il racconto della malattia dalla voce di chi l’ha realmente toccata con mano. Scusate, forse quello che dico qui non ha molto senso, ma vorrei ringraziare quei due genitori. Spero, in futuro, di essere sempre in grado di portarmi nel cuore storie come quella da loro raccontata.
    Un saluto a tutti e buon rientro da Assisi :D

  6. questa lettera fa venire i brividi……………..questa è la risposta al dilemma di roberto!
    a quel dilemma nn si può rispondere cosi….. io penso ke in ogni situzione bisogna trovarsi per poter dare un opinione e una risposta.

  7. Questa è la storia di 2 genitori che scoprono la terribile patologia della trasfusione feto-fetale..

    Ci presentiamo, siamo Daniele e Claudia, genitori di Camilla.
    La nostra storia è caratterizzata da un numero, il 3.
    Infatti, ci siamo fidanzati il 3 Gennaio 1990, ci siamo sposati il 3 settembre 1994 e il 3 Dicembre 2000 Claudia ha scoperto di essere incinta.
    Immaginate la gioia di diventare genitori per la prima volta per di più sotto le festività natalizie, festeggiando in maniera diversa con i parenti e tutti coloro che ci vogliono bene questo periodo di gioia.
    Il 15 Gennaio 2001 andiamo a fare la nostra prima ecografia presso l’Ospedale di Carate B.za, ove il dott. Schiavon mentre stava monitorando la pancia di Claudia ad un certo punto esclamò: “Ma lo sapete che sono due gemelli?”. Ci guardammo come due che non avevano sentito bene quell’affermazione, ma subito un’immagine fantastica si materializza nella nostra mente, due gemelli, saremo diventati genitori di due gemelli….
    Comunicata la notizia ai futuri nonni, abbiamo discusso di tutte quelle cose che riguardano solo coloro che sono in dolce attesa di due figli, cominciando a navigare su Internet alla ricerca di siti che parlano di gemelli, sentire amici, e amici di amici che hanno avuto dei gemelli che ci parlavano della loro tragica ed allo stesso tempo fantastica esperienza con dei piccoli fagottini che strillano in stereofonia, ma danno una doppia gioia a chi li cresce.
    Abbiamo cominciato a fantasticare sul sesso dei nascituri, ma il 3 Marzo 2001 scoprimmo il sesso: femmine, due gemelle monozigote! Purtroppo le illusioni ed i sogni a volte fanno male perché non si realizzano, infatti, il 27 Marzo durante una visita di routine, trovarono uno spropositato gonfiore della pancia e con un’ecografia riscontrarono dei problemi seri.
    Claudia era affetta da una patologia tipica delle gravidanze gemellari: la trasfusione feto-fetale.
    In seguito a questa situazione a dir poco catastrofica volemmo avere un parere di altri medici e fu così che grazie sia alla disponibilità della dott.sa Vergani che alle informazioni raccolte su Internet, riuscimmo a fissare un appuntamento per il giorno seguente in un altro istituto dove avremmo ascoltato il parere di un esperto in situazioni del genere: il prof. Nicolini dell’Ospedale dei bambini “Vittore Buzzi” di Milano.
    Arrivò il fatidico 13 Aprile 2001, che tra l’altro era il venerdì di Pasqua, giorno in cui muore il Signore, infatti……….
    La situazione era diventata drammatica, Benedetta (così avremmo voluto chiamare l’altra gemella) era peggiorata rispetto il giorno precedente, tanto che il prof. Nicolini, la dott.sa Gementi ci consigliarono di intervenire in maniera risolutiva ed immediata, con un’operazione radicale, il clampaggio del cordone ombelicale della gemella donatrice. Questa terapia era l’ultima e la migliore delle soluzioni siccome volutamente s’interrompeva in maniera definitiva la vita di una delle gemelle per non compromettere quella dell’altra.
    Vi lascio immaginare il nostro stato d’animo, il giorno in cui il Signore muore per salvare il mondo, Benedetta ci lasciava per salvare Camilla…. Finalmente il 22 Giugno 2001 alle ore 10.58 del mattino dopo 32 settimane di gestazione con un parto cesareo nacque la nostra bellissima Camilla e fu per noi la fine di un’incubo e l’inizio di storia fantastica.

    Pensiamo di raccontare a Camilla quando sarà più grande la sua e la nostra “avventura”, anche se sappiamo fin d’ora che sentirà fin da piccina la presenza della sua sorellina, capace di seguirla ed aiutarla nelle piccole e grandi esperienze di tutti i giorni crescendo non sola, ma insieme.
    Un grazie particolare va a tutti coloro che ci sono stati vicini e ci hanno aiutato in questo calvario, ma soprattutto ad una persona fantastica che non avremo mai modo di ringraziare personalmente, Benedetta….

  8. sono d’accordo con roberto…la canzone di nek è stupenda parla di un genitore, un ipotetico padre che per il proprio figlio, farebbe di tutto,vorrebbe farlo nascere e renderlo felice……le mani cucciole, come la carpa in fiume sono metafore che normalmente in una canzone vengono usate e ke danno senso ad un testo…..è stata una delle prime canzoni ke trattava questo tema infatti è arrivata terza al festival di sanremo…..consiglio inoltre a tutti di leggere un libro fantastico di oriana fallaci “lettera a un bambino mai nato”…….

  9. Vi pongo un quesito.
    Una delle principali complicanze dei parti gemellari è una sindrome che si chiama “trasfusione feto fetale”, difficile da spiegare, na cosa da medici (sta cosa me l’ha detta Federica che sta a fare Ginecologia ed ha cercato di spiegarmela solo che dopo 2 sec l’ho bloccata che non ci capivo na mazza), si verifica all’8mese. La sindrome ha come conseguenza che entrambi i gemelli non possono sopravvivere in presenza dell’altro. L’unica possibilità è quella di scegliere di salvarne uno e chiudere il cordone ombelicale dell’altro…voi che fareste??? Lascereste morire entrambi oppure scegliereste di “ucciderne” uno per far sopravvivere l’altro??? E quale scegliereste dei due???
    Dilemma grande dilemma…

  10. AIUTO! non ci posso pensare a Roberto con un forte desiderio di paternità… povera Federica! :-)
    Invece il moderatore è troppo moderato e morigerato, ci vuole un corso accelerato dal “pennellone”! E poi mi vengono in mente altri anzianotti che si dovrebbero dare una mossa…
    ciao a tutti e buona discendenza a voi! (io ho già dato)

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