“IL SEGNO DI DIO E’ IL BAMBINO”

Vorrei portare all’attenzione di tutti alcuni stralci dell’omelia di Benedetto XVI della Messa di mezzanotte di Natale. Potrebbe essere la continuazione della discussione apertasi con il commento di zeroassoluto sul senso del Natale. Ma desidererei concentrare l’attenzione sul messaggio che il Papa ci ha donato rispetto all’essere bambino.

L’attenzione, il rispetto, la tutela, l’amore verso TUTTI i bambini… Ammiriamo insieme queste perle di sapienza!!!

” (…) Nel Vangelo la parola che gli Angeli, nella Notte santa, hanno detto ai pastori e che ora la Chiesa grida a noi: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia” (Lc 2,11s). Niente di meraviglioso, niente di straordinario, niente di magnifico viene dato come segno ai pastori. Vedranno soltanto un bambino avvolto in fasce che, come tutti i bambini, ha bisogno delle cure materne; un bambino che è nato in una stalla e perciò giace non in una culla, ma in una mangiatoia. Il segno di Dio è il bambino nel suo bisogno di aiuto e nella sua povertà. Soltanto col cuore i pastori potranno vedere che in questo bambino è diventata realtà la promessa del profeta Isaia: “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità” (Is 9,5). Anche a noi non è stato dato un segno diverso. L’angelo di Dio, mediante il messaggio del Vangelo, invita anche noi ad incamminarci col cuore per vedere il bambino che giace nella mangiatoia.

IL SEGNO DI DIO E’ LA SEMPLICITA’. IL SEGNO DI DIO E’ IL BAMBINO. IL SEGNO DI DIO E’ CHE EGLI SI FA PICCOLO PER NOI. È QUESTO IL SUO MODO DI REGNARE.

Egli non viene con potenza e grandiosità esterne. Egli viene come bambino – inerme e bisognoso del nostro aiuto. Non vuole sopraffarci con la forza. Ci toglie la paura della sua grandezza. Egli chiede il nostro amore: perciò si fa bambino. Nient’altro vuole da noi se non il nostro amore, mediante il quale impariamo spontaneamente ad entrare nei suoi sentimenti, nel suo pensiero e nella sua volontà – impariamo a vivere con Lui e a praticare con Lui anche l’umiltà della rinuncia che fa parte dell’essenza dell’amore. Dio si è fatto piccolo affinché noi potessimo comprenderLo, accoglierLo, amarLo (…) Così Dio ci insegna ad amare i piccoli. Ci insegna così ad amare i deboli. Ci insegna in questo modo il rispetto di fronte ai bambini. Il bambino di Betlemme dirige il nostro sguardo verso tutti i bambini sofferenti ed abusati nel mondo, I NATI COME I NON NATI. Verso i bambini che, come soldati, vengono introdotti in un mondo di violenza; verso i bambini che devono mendicare; verso i bambini che soffrono la miseria e la fame; verso i bambini che non sperimentano nessun amore. In tutti loro è il bambino di Betlemme che ci chiama in causa; ci chiama in causa il Dio che si è fatto piccolo. Preghiamo in questa notte, affinché il fulgore dell’amore di Dio accarezzi tutti questi bambini, e chiediamo a Dio di aiutarci a fare la nostra parte perché sia rispettata la dignità dei bambini; che per tutti sorga la luce dell’amore, di cui l’uomo ha più bisogno che non delle cose materiali necessarie per vivere.  (…)

Natale è diventato la festa dei doni per imitare Dio che ha donato se stesso a noi. Lasciamo che il nostro cuore, la nostra anima e la nostra mente siano toccati da questo fatto! Tra i tanti doni che compriamo e riceviamo non dimentichiamo il vero dono: di donarci a vicenda qualcosa di noi stessi! Di donarci a vicenda il nostro tempo. Di aprire il nostro tempo per Dio. Così si scioglie l’agitazione. Così nasce la gioia, così si crea la festa. E ricordiamo nei banchetti festivi di questi giorni la parola del Signore: “Quando offri un banchetto, non invitare quanti ti inviteranno a loro volta, ma invita quanti non sono invitati da nessuno e non sono in grado di invitare te” (cfr Lc 14,12-14). E questo significa, appunto, anche: Quando tu per Natale fai dei regali, non regalare qualcosa solo a quelli che, a loro volta, ti fanno regali, ma dona a coloro che non ricevono da nessuno e che non possono darti niente in cambio. Così ha agito Dio stesso: Egli ci invita al suo banchetto di nozze che non possiamo ricambiare, che possiamo solo con gioia ricevere. Imitiamolo! Amiamo Dio e, a partire da Lui, anche l’uomo, per riscoprire poi, a partire dagli uomini, Dio in modo nuovo! (…) “

Per chi ha avuto la fortuna di ascoltarle (io tra questi) ha percepito sulla propria pelle che il Papa le esprimeva da innamorato, con una dolcezza che metteva i brividi…metteva i brividi perchè si sentiva che ci credeva!

L’esortazione di Benedetto XVI ci deve spingere a non dare per scontata la bontà del nostro servizio, non possiamo permetterci il lusso di adagiarci sulle nostre presunte virtù, nè arrenderci all’inesorabilità della povertà, della fragilità, della cattiveria, del peccato.

Abbiamo davanti prospettive inimmaginabili per dare concretezza al messaggio di speranza che il Vangelo ci dona; la donazione di noi stessi è richiesta ORA più che mai.

Guai a noi se dovessimo convincerci che il nostro impegno debba ripegare sulla realizzazione di sterili “imprese” ricche di strutture, adorne di ogni orpello, ma scarne, inanimate!!! C’è stato qualcuno che ha detto che “IL BENE BISOGNA FARLO BENE”!

Guai a noi se dovessimo perdere per strada il senso originario e ultimo delle nostre attività (che a volte diventano solo attivismo)! Se dovessimo ridurci a produrre solo realtà benefiche, che generano benessere innanzitutto a noi (magari qualche posto di lavoro), che restano invischiate nella logica del consenso e del profitto, sarebbe meglio che TORNASSIMO A CASA!!!

Il nostro futuro dovrà essere quello della CONDIVISIONE o non sarà! Dovrà essere una possibilità di riscatto per la nostra realtà, accresciuta dalla competenza tecnica e dell’amore incondizionato, dall’intelligenza e dal cuore, dalle idee e dalla passione per leidee, ma soprtattutto dalla passione per l’uomo, per ogni uomo nel quale dobbiamo riconoscere il suo Creatore.

La nostra missione dovrà partire dall’ASCOLTO degli altri e non dalla presunzione di sapere quello che gli altri desiderano o si aspettano da noi!

Nel messaggio contenuto nell’omelia del Papa c’è la missione futura della Chiesa, quindi siamo chiamati come realtà della Chiesa a farci promotori di ogni inziativa che risponda a questa richiesta fondata non sulle parole, ma sulla Parola.

Confrontiamoci su questo!!!

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